Quasi 90.000€ a Taylor Mega per 8 post. Altro che Marketing Continuity!

Taylor mega friuli 90000

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Ieri mia moglie mi fa: “Hai visto il Friuli? Quasi 90.000€ a Taylor Mega per 8 post. Altro che Marketing Continuity!”

quasi 90 mila per 8 post.
quasi 90 mila per 8 post.
quasi 90 mila per 8 post.
Ma che cazzo!!

2 cose prima di iniziare…. se ti stai chiedendo che c’entra Decaro nella foto (il presidente della Regione Puglia ex sindaco di Bari per 2 mandati) lo scopri alla fine…. e cos’è la marketing continuity te lo dico ora…

Marketing Continuity è il nome del programma di marketing continuativo con il quale seguiamo e facciamo crescere le aziende che si rivolgono a me come Agenzia Marketing (siamo in 10, non lavoro solo).

Mi prendo tutte le parolacce, e preferisco passare da sbruffone se mi leggi, e poi a fine post valuti quello che ho detto: con quei soldi io avrei promosso il Friuli per davvero. 🔥

La notizia l’ho letta sul Messaggero Veneto. La Regione Friuli Venezia Giulia ha affidato a Taylor Mega, tramite la sua società, un incarico da quasi 90 mila. Per cosa? Otto post sui social, da pubblicare tra novembre 2026 e giugno 2027.

Fai due conti con me: sono quasi 11 mila euro a post.

Ora, io faccio questo mestiere da 17 anni e ho seguito oltre 500 progetti. Ti assicuro che se un cliente fosse venuto da me con 90 mila euro dicendo “voglio far conoscere il mio territorio e portarci gente”, non gli avrei MAI proposto una cosa del genere.

E non per partito preso. Ti spiego perché, punto per punto. Poi ti dico cosa avrei fatto io, euro per euro. E te lo dico mentre mi mangio la treccia alle noci del buon Cosimo, del Bar Virgin sotto l’ufficio.

Prima una cosa, così non ci fraintendiamo

Non ce l’ho con gli influencer. Li uso, li consiglio ai miei clienti e, quando sono scelti bene, a volte funzionano alla grande. Oggi le vacanze si scelgono scrollando, non sfogliando il depliant dell’agenzia.

Il punto non è lo strumento. È COME lo usi e QUANTO lo paghi rispetto a quello che ti riporta indietro.

1. Stai parlando a tanta gente. Ma è la gente giusta?

La prima domanda di qualsiasi strategia non è “chi è famoso?”. È “chi voglio far arrivare qui? E con quale obiettivo?”.

Il turista del Friuli ha un identikit abbastanza chiaro:

  • ama la montagna, il vino (il Collio, i bianchi friulani), la buona cucina, Trieste, Aquileia, Grado e Lignano, i cammini e la bici;
  • spesso è una coppia o una famiglia, con una buona capacità di spesa;
  • arriva in buona parte dall’estero, Austria e Germania in testa, poi Slovenia e Nord Italia.

E il pubblico di Taylor Mega che persone sono? Lei è diventata nota tra reality, gossip e lusso esibito. Il suo è un pubblico ampio, soprattutto italiano, giovane, molto legato al mondo dello spettacolo. La segue per LEI, per il suo stile di vita e la sua estetica, non per trovare idee su dove andare in vacanza.

Ed ecco il problema. Quando un profilo così mostra un luogo, chi guarda vede lei e il Friuli diventa lo sfondo della foto. Milioni di follower non sono milioni di potenziali turisti, nemmeno se lei è friulana (è nata a Carlino, in provincia di Udine). E se solo una piccola parte di quel pubblico è davvero in target, il costo per raggiungere una persona interessata al Friuli schizza alle stelle.

MA se promuovi il Friuli, lo fai per far arrivare gente da fuori.
Per far entrare soldi nella regione. Non promuovi il Friuli ai Friulani.

2. Like e follower non prenotano weekend

Questa la conosce chiunque faccia il mio lavoro.
Si chiamano vanity metrics: numeri belli da guardare, che non pagano le camere d’albergo.

Un milione di like non significa un milione di persone che prenotano un weekend a Cividale o una degustazione nel Collio. Significa che un milione di persone ha messo un cuoricino a una foto, magari per il vestito, non per il panorama.

E torniamo ai conti. A quasi 11 mila euro a contenuto, l’ente pubblico rischia di pagare un costo per interazione (il famoso CPE) e un costo per prenotazione MOLTO più alti delle medie del turismo. Ogni like, ogni commento, ogni eventuale prenotazione ti costa di più di quanto ti costerebbe con altri strumenti.

3. Che storia vuole raccontare il Friuli?

Il Friuli Venezia Giulia ha lavorato anni su un’identità precisa: natura, cultura, tranquillità, tradizione, ritmi lenti, un territorio ancora “da scoprire”. Il brand “Io sono Friuli Venezia Giulia” va tutto in quella direzione. E qui entra in gioco una regola base del marketing: chi ci mette la faccia trasferisce il suo mondo sul prodotto. Sempre.

Mi viene in mente Laura Ries, quando nel suo libro sul visual hammer parla dei personaggi famosi usati come simbolo di un brand. Il rischio è sempre lo stesso: e se quel personaggio combina un casino mediatico? Ricordi Tiger Woods, il divo del golf? Quando è scoppiato lo scandalo, gli sponsor sono scappati uno dopo l’altro. Il loro brand era legato a doppio filo alla sua faccia.

Quindi chiediti: il mondo di Taylor Mega, fatto di lusso, gossip e reality, è coerente con natura, cultura e tradizione? Secondo me no. C’è un contrasto fortissimo tra l’identità della destinazione e quella della testimonial.

Non è un giudizio sulla persona. È una questione di coerenza tra chi parla e quello che deve comunicare.

4. Il “nome famoso” oggi convince molto meno di quanto pensi

Ti ricordi il caso del pandoro Balocco-Ferragni? Da lì il pubblico italiano è diventato molto più diffidente verso le sponsorizzazioni dei grandi nomi. Quando un profilo enorme ti mostra un posto, la prima cosa che pensi è “ok, è pagata”. In pratica è uno spot.

Ora pensa:

  • a uno che fa trekking da dieci anni e ti dice “questo rifugio merita”;
  • a un sommelier che racconta una cantina del Collio;
  • a una famiglia che viaggia con i bambini e ti mostra dove andare.

A chi credi di più?

Ecco. Il creator specializzato ha una cosa che il mega influencer spesso non ha più: la FIDUCIA del suo pubblico su quel tema.

E c’è un dato tecnico che conosce chiunque lavori sui social: i profili molto grandi hanno in media un tasso di interazione più basso di quelli medi e piccoli. Paghi tantissimo per i numeri, ma l’attenzione vera, in proporzione, è meno.

5. Otto post. Otto. E poi cosa resta?

Per quanto riportato, si parla di otto post. Un post vive dalle 24 alle 72 ore, poi sparisce nel feed. Sia chiaro: secondo me, e ripeto secondo me, sotto sotto il vero obiettivo era scatenare un po’ di PR! Non posso credere che qualcuno pensi davvero che bastino 8 post per promuovere una regione. Già mi immagino Bruno Vespa a fare “bla bla bla”, Travaglio che dirà stavolta? E Cruciani alla zanzara?

Ma anche fosse così, otto post in otto mesi sono più o meno uno al mese. Con questo ritmo non costruisci memoria, al massimo una comparsata. E finita la campagna, alla Regione cosa rimane in mano? Dall’articolo non si parla di contenuti riutilizzabili, di diritti d’uso per le pubblicità o di materiali per gli operatori turistici. Se il contratto non li prevede, hai affittato visibilità per qualche giorno e basta.

6. L’effetto boomerang

Quando punti tutto su una persona, leghi la campagna alla sua reputazione, alle sue vicende e alle sue polemiche. Se poi è un personaggio molto esposto mediaticamente, l’effetto boomerang è quasi garantito.

E la notizia di ieri lo dimostra meglio di qualsiasi manuale. La campagna non è nemmeno partita e già nessuno parla del Friuli: si parla della polemica sui soldi pubblici spesi per il Friuli. Il dibattito si è spostato dal turismo allo scandalo, che è l’esatto contrario di quello che volevi ottenere.

Con 20 o 25 creator diversi questo rischio non esiste: se uno non funziona, gli altri vanno avanti.

7. Come sapremo se ha funzionato?

Dall’articolo non emergono obiettivi (!!!!) né indicatori: niente reach garantita, niente visite al sito, niente prenotazioni. Spero che nel contratto ci siano, eh. Ma se non ci sono, abbiamo un problema serio. Io lo ripeto sempre ai miei clienti: quello che non misuri non lo puoi migliorare. E qui non parliamo dei soldi di un’azienda privata, ma di soldi PUBBLICI. Misurare ogni euro non è un optional, è un dovere. Sarà che sono troppo influenzato dal Direct Response…e qui non è propriamente così.

Ok Andrea, critichi e basta? No. Ecco cosa avrei fatto con 90.000€.

Poi sotto nei commenti, se sei vivo fin qui a leggere, fammi sapere che ne pensi se ti va, almeno se ti piace quello che avrei fatto così su due piedi.

☝🏻 Prima di tutto avrei fissato l’obiettivo, perché senza obiettivo non sai nemmeno quale strumento usare. Quindi avrei chiesto dati storici, relativi all’obiettivo.

Guarda il periodo: da novembre a giugno. È in gran parte bassa e media stagione, tra montagna d’inverno, ponti di primavera, vino e cammini. L’obiettivo sensato era uno: portare gente in Friuli quando oggi ne arriva meno, soprattutto dai mercati vicini dove può crescere, cioè Austria, Germania, Slovenia e Nord Italia.

Da lì avrei costruito tutto il resto.

🎯 Creator di nicchia: circa 30.000 €

Avrei scelto 20-25 creator piccoli e medi, ognuno specializzato in qualcosa: outdoor, vino e cibo, slow travel, viaggi in famiglia, fotografia, bici. Una parte italiani del Nord, una parte austriaci, tedeschi e sloveni, che parlano al loro pubblico nella loro lingua.

Perché proprio loro? Ognuno porta un pubblico GIÀ interessato a quell’esperienza. Il messaggio arriva da una voce credibile. E con lo stesso budget hai 20-25 voci invece di una.

Ma il bello è un altro. Non li avrei fatti lavorare ognuno per conto suo: li avrei fatti collaborare tra loro, con contenuti incrociati, tag reciproci, esperienze vissute insieme. Così non hai 25 post scollegati. Crei un MOVIMENTO di comunicazione verso il Friuli, che si alimenta da solo e genera viralità.

Ognuno avrebbe prodotto un pacchetto di reel, stories e post. Con una clausola che per me è fondamentale: i diritti d’uso dei contenuti per farci pubblicità. È quella che rende possibile il passo successivo.

Risultato: tra 80 e 100 contenuti, ognuno pensato per un pubblico preciso.

📈 Pubblicità sui contenuti dei creator: circa 25.000 €

Questo è il pezzo che quasi tutti si dimenticano. E invece è quello che fa la differenza.

La portata organica dei post, anche dei profili enormi, è limitata e imprevedibile. Con la pubblicità su Meta e TikTok invece decidi TU chi vede quei contenuti. Per esempio: persone tra i 30 e i 60 anni in Austria, Baviera, Slovenia, Lombardia e Veneto, appassionate di trekking, vino o viaggi in famiglia.

Così unisci la credibilità del creator al controllo della pubblicità. Ogni settimana vedi quali contenuti funzionano e ci sposti sopra il budget.

Cosa potevi aspettarti? Con un costo medio tra 5 e 8 euro ogni mille visualizzazioni, parliamo di 3-5 milioni di visualizzazioni a persone selezionate, non a un pubblico a caso. E con un tasso di clic prudente, decine di migliaia di visite a una pagina dedicata con proposte concrete per venire in Friuli.

È una stima, certo. Ma è un numero che puoi prevedere, misurare e rendicontare. Fa una bella differenza, no? E se le cose non vanno come previsto, ti adatti.
Si sa: il marketing è testare sui numeri, non fare ipotesi e sperare.

📸 Contenuti che restano al territorio: circa 12.000 €

Un servizio fotografico e video professionale sui luoghi e sui periodi da promuovere, con una licenza di più anni. E con l’uso gratuito ILLIMITATO per tutti gli influencer e i tiktoker che vogliono parlare del Friuli. Perché? Perché questa non è una spesa, è un INVESTIMENTO. Quei materiali li usano per anni la Regione, i consorzi, gli hotel, le cantine, le agenzie e chiunque voglia raccontare il territorio. Ed è un aiuto concreto per i piccoli operatori, che da soli non potrebbero mai permetterselo.

Un bel sito web pieno di risorse utili, foto video, video di droni, pov, foto di ristoranti, piatti, luoghi tutto gratis. Fanculo il diritto d’autore, te li diamo noi i contenuti. Promuovi!

✈️ Viaggi per creator e giornalisti: circa 10.000 €

Due o tre viaggi organizzati in cui portare insieme creator e giornalisti di settore, italiani ed esteri, ospitati da strutture, ristoranti e cantine del territorio.

Perché così? Concentri i costi di viaggio e ottieni contenuti molto più veri, perché nascono da esperienze vissute e non da uno scatto in posa. In più coinvolgi direttamente le imprese locali, che diventano parte del racconto e guadagnano subito. Una parte dei soldi resta in Friuli, dove deve stare.

📊 Misurazione: circa 5.000 €

Una pagina dedicata alla campagna, link tracciati per ogni creator, codici o pacchetti con le strutture aderenti. E, se possibile, una rilevazione prima e dopo per capire quanto è cresciuta la notorietà del Friuli nei mercati scelti.

È l’unico modo per rispondere con i DATI alla domanda “ha funzionato?”. E per sapere, la volta dopo, dove conviene investire di più.

🔧 Margine per test e correzioni: circa 6.000 €

Un budget da spostare in corsa sui creator, sui contenuti e sui mercati che rendono meglio. Nel digitale il piano di partenza non è mai quello di arrivo. Se non ti tieni un margine per correggere il tiro, stai lavorando alla cieca.

Ora metti le due cose una accanto all’altra

Da una parte:

  • otto post;
  • un pubblico in gran parte fuori target;
  • un costo per contenuto altissimo;
  • niente che resti al territorio;
  • una campagna diventata polemica prima ancora di partire.

Dall’altra:

  • tra 80 e 100 contenuti, in più lingue;
  • milioni di visualizzazioni a persone scelte per interessi e provenienza;
  • una libreria di contenuti che il territorio usa per anni;
  • imprese locali coinvolte e pagate;
  • numeri chiari da mostrare a fine campagna;
  • nessun rischio legato a un solo nome.

Non serve essere geni. Serve METODO: prima l’obiettivo, poi il pubblico, poi lo strumento, poi la misurazione. Il nome famoso, se serve, viene dopo. E molto spesso non serve proprio.

Il Friuli non ha bisogno di qualcuno che lo renda famoso per un giorno. Ha bisogno di qualcuno che lo racconti bene, alle persone giuste, abbastanza a lungo da farle partire.

E la mia Puglia?

Chiudo con un pensiero che mi gira in testa da ieri.

Pensavo “E se vedessi una cosa del genere fatta da Antonio Decaro oggi a capo della Puglia?” Ci rimarrei malissimo.

Antonio l’ho sempre stimato, a prescindere dal colore politico. In dieci anni da sindaco ha reso Bari una città migliore – OGGETTIVAMENTE – e una cosa gliel’ho sempre riconosciuta: ha messo Bari davanti agli schieramenti politici sempre. Ha fatto errori? Certo, come qualsiasi amministrazione. Governare una città come Bari non è facile. Criticare, invece, è facilissimo.

Oggi che guida la Regione Puglia ha una responsabilità enorme: far crescere la Puglia. E sarebbe bello vedere che la promozione di un territorio si può fare con metodo, con le persone giuste e con i numeri sul tavolo. Senza rincorrere il nome famoso del momento.
Non sto dicendo che sta commettendo errori ma chiudo con un pensiero….

Se mai, il presidente della regione, volesse mettere in primo piano la Puglia con un progetto del genere, io e il mio team di Baresissimi Veraci (+ 1 foggiana influenzata da un tarantino) gli daremmo una mano volentieri. Probabilmente anche gratis!
È il posto dove cresceranno i miei figli. ❤️


NOTA DOVEROSA: questo post è un’analisi personale, fatta da professionista del marketing. I fatti citati vengono da quanto pubblicato dal Messaggero Veneto e da altre fonti giornalistiche pubbliche, che riporto nei commenti. Le valutazioni sono mie opinioni sulla strategia di comunicazione, non giudizi sulle persone coinvolte. Non accuso nessuno di irregolarità: le stime di costi e risultati sono ipotesi basate su medie di mercato, non dati ufficiali della campagna. Se qualche informazione è imprecisa, segnalamelo e la correggo.

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